Oggi l’Espresso parla del corteo “Meno male che Grillo c’e’” e un tizio non risponde nel merito delle osservazioni sulle “linee guida per i manifestanti” ma commenta cosi’: “Peccato, se voi giornalisti negli ultimi 20 anni aveste fatto le pulci ai nostri partiti tradizionali, come oggi le fate al m5s, ora vivremo in un’Italia migliore”.
Se potessi guardare in faccia questa persona, gli direi cosi’: caro lettore/cittadino/utente, il problema e’ che negli ultimi 20 anni io denunciavo Finmeccanica su “Altreconomia” mentre tu ti sorbivi la pubblicita’ Finmeccanica su tutti i quotidiani nazionali, io scrivevo saggi su guerre, ingiustizie, repressione e movimenti per piccoli editori semisconosciuti mentre tu leggevi i “Miti Mondadori” e mandavi in cima alle classifiche i libri di barzellette, io denunciavo le bombe sui ceceni mentre tu li chiamavi “terroristi”, io dicevo che i noglobal avevano ragione a puntare il dito contro la finanza predatoria, mentre tu li chiamavi tutti “black bloc”, in breve io facevo controinformazione di nicchia mentre tu dedicavi tempo e soldi all’informazione di massa, dove alla fine e’ approdata anche molta gente in gamba per sbarcare il lunario, visto che i tuoi abbonamenti e i tuoi acquisti non sono stati sufficienti.
E adesso dimmi, caro lettore/cittadino/utente pentastellato, il problema siamo solo noi che scriviamo o anche voi che finora avete letto, acquistato e ragionato premiando il conformismo e l’omologazione? (Cosa che peraltro fate anche adesso abbeverandovi da una sola fonte ritenuta onniscente e infallibile anziche’ sostenere la biodiversita’ culturale e le piccole iniziative editoriali di grande valore, che oggi fanno ancora piu’ fatica di ieri e tra vent’anni troveranno un pubblico di ignoranti resi tali dal web di massa anziche’ dalla TV di massa, pronti a dire che non c’e’ mai stato giornalismo vero quando in realta’ c’e’ stato ma sono loro a non averlo letto perche’ avevano la testa altrove.
Agli amici pentastellati che proiettano sulla stampa commerciale le loro aspettative, e se la prendono con i giornalisti quando scoprono che la realtà è leggermente diversa da quell”oracolo di verità a sostegno delle battaglie dei buoni” che esiste solo nelle loro fantasie, vorrei dire che l’editoria delle aziende presenti in edicola o in TV non ha un ruolo educativo o pedagogico, nè tantomeno il ruolo di punire i cattivi. Quelle possono essere legittime aspirazioni del giornalismo, ma alla fine è sempre l’editore che comanda, e l’editoria è un settore commerciale orientato al profitto. Se c’è mercato per una rivista dove si sostiene che gli asini volano verrà stampata senza troppi scrupoli. Il giornalismo venduto come prodotto dalle aziende editoriali non é la scuola dove un paese colma le sue lacune, semmai lo specchio fedele della sua ignoranza, dove in base alle leggi della domanda e dell’offerta ad un pubblico ignorante corrisponde una stampa scadente.
Cosa ho imparato oggi: Per la condivisione della conoscenza su Wikipedia Italia vigono regole non scritte piu’ restrittive di quelle previste dallo stato italiano in materia di diritto d’autore, regole che assegnano agli admin il potere discrezionale e arbitrario di decidere quel che gli pare, perfino che non sono ammesse (nemmeno a scopo di discussione e di analisi dell’enciclopedicita’ di una voce) le citazioni di tre paragrafi di testo da un libro, che invece sono pienamente legittime e consentite dalla legge italiana sul copyright. E’ forte l’impressione che su Wikipedia le regole ci siano solo sul piano formale, e che sul piano sostanziale chi comanda come admin ha sempre ragione, e chi non comanda, pur avendo attuato un comportamento pienamente legittimo, avra’ sempre torto se c’e’ almeno un admin deciso a dargli torto a prescindere. Se a questo aggiungiamo che Se aggiungiamo che gli admin non sono tenuti a indicare quale regola avresti violato, e non e’ chiaro in che modo ci si possa appellare contro le sanzioni e le decisioni discrezionali di questi admin, ne consegue che Wikipedia Italia e’ una “Enciclopedia Libera” solo quando si legge, ma quando si scrive puo’ trasformarsi in un ambiente autoritario se si ha la sfortuna di incappare in un admin che esercita il proprio potere in modo arbitrario. Fine della lezione odierna, che conferma la mia convinzione in base alla quale anche la piu’ bella delle idee e il piu’ aperto dei progetti puo’ essere inquinato dalla stupidita’ umana.
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Tifoseria batte ragionamento 45 a 1
Il problema non e’ Beppe
Adesso che un rappresentante dei cittadini (e non di un partito) e’ stato eletto alla presidenza della commissione di vigilanza Rai, mi aspetto che si inizino a puntare i piedi per dare spazi nella Televisione Pubblica anche ai cittadini che finora non sono stati rappresentati a dovere, come anarchici, nonviolenti, GLBT, disabili, immigrati, poveri, analfabeti, anziani, boy scout, antagonisti, carcerati, vegani, notav, noponte, buddisti, musulmani, valdesi, antispecisti e antimlitaristi. Se poi c’e’ solo da ritagliare una fetta della torta televisiva in piu’ per un nuovo soggetto parlamentare, chiedo scusa per aver tirato in ballo a sproposito tutta questa gente, tolgo il disturbo e vado a ripassare il manuale Cencelli.
Ai miei amici che si lamentano dei giornalisti vorrei spiegare che: 1) il giornalismo e’ un mestiere che si usa per confezionare prodotti editoriali piu’ o meno raffinati. 2) I prodotti editoriali stanno sul mercato 3) Sul mercato vige la legge della domanda e dell’offerta 4) Non e’ colpa dei giornalisti se la domanda piu’ forte “tra i buoni” e’ quella di chi vuole sapere cosa accadeva nel letto di Berlusconi, mentre la “gente che ragiona” si perde nell’idolatria di Internet valutando il contenitore anziche’ i contenuti, smette di comprare libri, quotidiani e riviste perche’ tanto “fanno tutti schifo”, pensa che per fare buon giornalismo non ci siano dei costi, e snobba qualunque iniziativa editoriale nata “dal basso” per praticare il piu’ becero vippismo, mettendosi in fila per dare un milione di euro al Talk Show dei Vip che fanno parlare solo Vip. Tutto cio’ premesso, caro amico che hai trasformato il giornalismo in uno dei mali del paese e chi lo pratica nel bersaglio del tuo odio, la prossima volta che sentirai montare dentro di te la rabbia davanti al cattivo giornalismo che uccide la verita’, sappi che oltre a prendertela con l’esecutore materiale del delitto, dovresti anche cercare i mandanti tra l’ignoranza, il disimpegno e il qualunquismo di chi ti sta accanto e di chi ti osserva al mattino nello specchio. Ogni societa’ ha il giornalismo che si merita, e per convincerti che il nostro popolo e’ talmente ignorante da meritarsi esattamente questo giornalismo di pataccari e santoni ti basta sfogliare “El Pais”, o qualsiasi altro quotidiano estero.
Natalino Balasso
Ci vediamo a Palermo il 9 giugno per #Unamarinadilibri, dove parlero’ di Mamma! e del fumetto come strumento di impegno civile nel Festival dell’editoria indipendente a Palermo. Alle ore 21 in Piazza San Domenico, nel complesso dei domenicani, gli organizzatori mi hanno messo nella sagrestia assieme ad altri chierichetti birbanti come Giuseppe Lo Bocchiaro, Gianpiero Caldarella e Mario Natangelo. Titolo del dibattito: “Nuvole d’inchiostro, piove, governo magro! Il disegno della satira e dell’impegno civile”.