Giugno 2012
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“O si e’ pro-aborto o si e’ anti-aborto”, sento affermare in giro. E se io fossi semplicemente per la liberta’ di coscienza a livello collettivo e la sospensione del giudizio a livello individuale? E se avessi semplicemente il senso del limite di chi vuole sospendere il giudizio su una materia talmente complessa da non poter essere codificata per legge? E se non mi volessi arrogare il diritto di decidere per legge della vita altrui e di cio’ che cresce nell’utero altrui? E se pensassi che i problemi di coscienza non si possono risolvere sbrigativamente a colpi di leggi e carte bollate? E se mi avesse colpito il racconto di quella conoscente che per ostinarsi ideologicamente e teologicamente a portare avanti fino alla fine una gravidanza con un feto registrato come malformato sin dalle prime ecografie e’ diventata sterile partorendo un bimbo che ha vissuto poche ore, talmente pro-life da perdere anche la sua vita riproduttiva oltre alla vita biologica del feto? E se il mio sogno fosse quello di una societa’ dove l’aborto e’ legale, ma l’educazione sessuale alla contraccezione e l’educazione morale al rispetto della vita sono talmente capillari da rendere il ricorso a questa opzione legale limitato ad un numero irrisorio di casi limite? Non credo che ci sarebbe nulla da ridire. E quindi mi si consentira’ questa posizione “terza” rispetto a quella dei pro-life piu’ ortodossi e degli abortisti di piu’ stretta osservanza.
Cari amici pro-life che diffondete su Facebook foto di feti morti… non e’ col ribrezzo o con la criminalizzazione che si educano le coscienze, la chiesa ha sempre costruito il suo consenso sulla paura e sul senso di colpa, sarebbe ora che qualcuno ricordasse che il Vangelo di Cristo e’ quello dell’amore, del “comandamento nuovo”, del “non giudicare” e non quello dell’Antico Testamento. Chi si prodiga in queste belle campagne di terrorismo psicologico avrebbe dovuto farsi sentire anche quando nel Catechismo Cattolico era ancora accettata la pena di morte, quando la Chiesa Cattolica in nome dell’anticomunismo ha assistito silente alle stragi e ai colpi di stato in America Latina, quando la teologia della liberazione veniva criminalizzata e marginalizzata con l’applauso delle dittature militari. Allora i Pro-Life stavano zitti, tanto le vite spezzate erano quelle di inutili comunisti. In tutta coscienza, credo che Gesu’ Cristo non avrebbe avvicinato una abortista con messaggi di condanna, ma la avrebbe innanzitutto amata e perdonata come ha fatto con l’adultera, con i ladroni che stavano accanto a lui sulla croce e perfino con il centurione che lo stava uccidendo, e da quell’amore e quel perdono “gratuito”, donato per il semplice fatto di esistere e non per l’adesione a determinati precetti, sarebbe nata una nuova consapevolezza cosi’ come e’ nata nell’adultera, nel centurione e nel ladrone buono (l’amore va anche accolto, e non solo donato, e solo uno dei due ladroni si e’ aperto all’amore di Cristo e al mistero della sua morte come estremo sacrificio nonviolento). Detto questo, mi attendo che per coerenza i vescovi cattolici inizino a fare gesti concreti pro-life anziche’ limitarsi alle manipolazioni delle coscienze, ad esempio benedire la contraccezione perche’ il piacere sessuale ce lo ha regalato Dio ed e’ una delle esperienze mistiche piu’ intense che l’uomo possa vivere, oppure maledire le portaerei e gli strumenti di guerra cosi’ come ha avuto il coraggio di fare l’indimenticato Vescovo di Molfetta Don Tonino Bello.